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Le opere di Caravaggio eseguite a mano da Roberto Baserga
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il corpo del Cristo
è curato nelle proporzioni,in netta evidenza nel buio
''chiarocurale'' del dipinto.
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Deposizione
copia eseguita a pastello
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la mano del Cristo
,indicante il sepolcro,
gioca un ruolo 'chiave'
nell'opera;
così la ''crudezza'' nel creare
dinamismo tra i soggetti e i particolari,
secondo una certa 'priorità' nel dipinto.
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Il naturalismo pittorico trova piena manifestazione nella scelta di riprodurre il particolare della natura morta,in relazione al velo che,attraverso il chiaroscuro,
crea profondità tra la ''sporgenza'' del sepolcro,
ben riuscita nella prospettiva e gli altri elementi,
timidamente accennati.
Caravaggio traduce pittoricamente il racconto evangelico della deposizione di Cristo ,morto nel Sepolcro.
La copia ,eseguita a pastello,riproduce su tavola quell'opera straordinaria,attualmente conservata nella Pinacoteca Vaticana e che fu storicamente commissionata al Caravaggio dal cardinale Federico Borromeo per la chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma.
Assai evidente è il gioco alquanto sottile della luce che penetra nei corpi e nelle tonalità forti,determinando come elemento ''chiave'' la sofferenza di Gesu' e la passione dei ''partecipanti ''al tragico evento.
Il Signore è dipinto con ''estrema naturalezza'': viene apprezzata notevolmente la cura della forma e della profondità anatomica con una netta somiglianza alla Pietà del Buonarroti,molto ricercata dal Merisi e che ricorda in parte la ''gestualità contenuta''.
Dietro al gesto di Gesu' ,che tocca il Sepolcro per mezzo dell'indice della mano,si cela una chiara interpretazione teologica: la pietra del sepolcro è il simbolo della Chiesa ,unico strumento di verità per predicare il Vangelo e che il fedele deve attenersi.
A questo particolare il Caravaggio pone con estro pittorico l'effetto della tridimensionalità,della cura meticolosa dei personaggi,della qualità ricercata del colore e nella precisione nel rappresentare con disinvoltura il ''pathos della scena''.
Il corpo del Maestro,coperto seppur in piccola parte da un candido ''velo'' (mera allusione alla purezza) viene sorretto con intensità da Giuseppe d' Arimatea (il discepolo ''segreto'' che diede sepoltura a Cristo e che non approvò la condanna a morte) e il servo Nicodemo,ritratto nelle sembianze di un uomo provato dalla fatica ,con le gambe ''grezze e ignude'' e con le vesti umide e usurate.
La scena è completata da tre figure di ''alto valore'': la Maria di Cleofa che solleva con tono ''enfatico'' le braccia,nella completa disperazione la Maddalena che piange e la Vergine Maria,nei ''lineamenti maturi'',con il volto piu' contenuto nell'emotività e nel dolore per aver visto suo figlio morto.
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