Roberto Baserga- il falsario di Caravaggio


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San Gerolamo in meditazione (copia eseguita a pastello)

Le opere di Caravaggio eseguite a mano da Roberto Baserga




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San Gerolamo in meditazione
copia eseguita a pastello

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Gli elementi figurativi
vengono messi in evidenza dalla ''dalmatica'' e
dal colore ''porpora'' del drappo,ben in risalto
nell'opera.

San Gerolamo si distingue tra le alte figure della Chiesa per aver contribuito alla revisione dei Vangeli,emendato le cattive traduzioni e soprattutto,per aver ''divulgato il Vecchio Testamento:un lavoro ''singolare'' che presto trova affermazione tra il VII e VIII secolo d.C. con la ''Vulgata'',l'edizione corretta del testo sacro.

Nasce nel 347 d.C a Stridone ,una piccola citta' della Dalmazia,ai confini con l'Ungheria.
Appassionato dei classici,autore di opere esegetiche ,filologiche,ma anche polemista ''accanito'' nei confronti di Origene (erudito ed esegeta della letteratura cristiana).
L'infermità fisica,le polemiche di dottrina e il duro lavoro esegetico lo accompagnano verso la ''vecchiaia'' e a morire nel 420 d.C ,a Betlemme ,lontano dalla citta' natale.

In questa versione il Caravaggio dipinge il Santo nell'atteggiamento della ''meditazione'',enfatizzando la scena attraverso il contrasto pittorico e la cura meticolosa dei ''particolari''.

La copia,eseguita a pastello,riproduce il dipinto originale ,che apparteneva alla collezione del cardinale Benedetto Giustiniani(attualmente conservato nella pinacoteca di Santa Maria di Montserrat,presso Barcellona).

Analizzando il quadro ,si nota una netta differenza d'impostazione:
il teschio ,elemento chiave del martirio ,simbolo di morte e richiamo iconografico alla figura di San Gerolamo,secondo il concetto latino <<memento mori>>,formula di penitenza cristiana,è sostituito da un ''lenzuolo'',disegnato volutamente dal Baserga per creare un senso ''libero'' nell'interpretazione dell'opera.
Puo' significare ''la continuità alla vita rispetto alla sofferenza che il Santo ostenta nel fisico ''affievolito'';ma anche un tentativo di ''variatio'' pittorica per distinguere la copia dall'originale,secondo una certa ''personalità''.

Il giuoco sottile dei colori ,forzati e legittimati dal chiaroscuro,risulta effettivo nel delineare la postura del ''religioso'' nelle sembianze del ''vecchio'',dal volto rugoso e dal corpo smagrito.
L'iconografia mette alla luce il tema della Controriforma,analizzando alcuni ''attributi'' dell'ascetico :

in particolare,il ''drappo rosso'',utilizzato come ''espediente pittorico'' e nuova concezione nella raffigurazione dei santi'',in risposta alle critiche per i soggetti ''rozzi et indecorosi'',è una mera allusione ai doveri ecclesiali ''superiori'',ottemperati dal Santo.

La barba 'bianca e copiosa' pone riflessione sulla figura dell'eremita,l'uomo ''devoto'' che si ritira in solitudine per dedicarsi alla contemplazione.
L'aureola (detta anche ''nimbo'',dal latino ''nimbus'' nembo) elemento poco usato nella pittura del Merisi,e' un riferimento alla ''beatitudine'' e alla ''grazia celeste''.
Mentre il candido ''velo'' ricoprente in parte il fragile corpo di Gerolamo,simboleggia la costanza alla ''purezza''.



E' apprezzabile la '' precisione'' con cui è impostata la scena, completamente accolta nel buio ''chiaroscurale'' (secondo espediente pittorico) e l'originalità nel particolare del tavolo,poco visibile tra gli elementi figurativi;

allo stesso modo viene ricercata l'anatomia delle mani del Santo,consumate dalla vecchiaia e rese ''reali'' nel gesto pittorico per creare prospetticamente un' opposizione ai particolari della natura morta.

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la precisione
nel rappresentare la postura del ''Santo'' nel tipico atteggiamento della meditazione.La mano è rispettata nella ''torsione'' anatomica in netta opposizione
alle profondità chiaroscurali.

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Il fisico ''affievolito''
crea risalto tra i particolari del drappo ''rosso'',nei segni del pastello.

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